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Intenzione di Direzione

INTENZIONE DI DIREZIONE

Abbiamo coniato questo termine per sottolineare l’importanza del “saper decidere” in anticipo dove indirizzare l’azione e con quali tempismi svilupparne la giusta intensita’. Sono fondamentali la direzione dello sguardo, la visualizzazione degli spazi e la definizione di una “zona obiettivo”.

Un’intenzione forte implica una valutazione ed una decisione: voglio andare là! Non si tratta quindi del classico e banale “guarda avanti!”. Guardare avanti è ovvio, ma troppo generico. E’ importante dare un obiettivo allo sguardo, ad ogni curva, al momento giusto e nella giusta direzione perchè l’azione venga organizzata ed espressa in modo efficace verso quell’obiettivo tenendo conto degli spazi, della velocità, del tempo dell’azione, dell’intensità necessaria. Senza una idea chiara del tipo di curva da eseguire, delle sue dimensioni, di quanto vogliamo arrotondarla o lasciarla andare più filante, del tempo in cui vogliamo risolverla, la nostra sciata non potrà mai essere dinamica, sarà sempre qualcosa di statico, una azione-non-azione, “senza arte né parte”. La sostanza è saper dove guardare prima ancora dell’ingresso in curva e poi impostando la traiettoria… puntare “là”. Il “là” è la zona dove intendiamo andare a terminare la curva che stiamo per affrontare.

Foto 1 Foto 2

Foto 1 e 2: Vedo e Prevedo
Una curva a sinistra punta deciso verso la zona obiettivo e visualizza gia’ gli spazi della curva successiva. Uscendo dalla curva a sinistra metterà sempre più a fuoco la zona di uscita della curva a destra e dal punto di attacco svilupperà l’azione in quella direzione.

Il tipo di curva ideale per imparare a guardare giusto e orientare l’azione è una curva medio-ampia, eseguita a velocità un po’ più che media, con una certa brillantezza e con i piedi “vivi” nella gestione dello spigolo. Ci sono due pensieri in particolare di cui liberarsi, pensieri che assillano buona parte degli sciatori limitando l’efficacia dell’azione e distogliendo lo sguardo dal giusto obiettivo. Uno è l’eccessivo concentrarsi sullo spostamento del bacino verso l’interno della curva, anziché sullo spostamento laterale e sull’orientamento dell’intero tronco in blocco (ne abbiamo parlato nella scorsa puntata); l’altro è il classico e immortale “busto a valle”, che preso alla lettera e con troppo zelo fa solo dei danni.

Perchè dico che questi due pensieri limitano l’efficacia e la dinamicità dell’azione? Prima di tutto perchè sono riferimenti tecnici talmente radicati nella testa degli sciatori al punto da tendere ad essere esasperati ed utilizzati in modo potremmo dire “fine a se stesso”. Il termine “traslazione di bacino” e lo spostamento eccessivo del bacino in fase di cambio e ingresso in curva, unito alla preoccupazione di predisporsi a tenere il busto a valle, hanno dato come risultato delle controtorsioni esagerate nella prima metà di curva e degli sguardi fissi verso l’esterno che non hanno nulla a che vedere con la dinamica dell’azione. Cose che in auto o in moto o in bici non ci sogneremmo nemmeno. E’ come se curvando a destra, in auto, anziché cercare con lo sguardo la fine della curva per capire come gestire la guida e l’acceleratore, guardassimo fuori dal finestrino alla nostra sinistra.

Completamente assurdo.

Lo si capisce immediatamente. Bisogna darsi quindi un’obiettivo diverso, che non sia spostare il bacino o tenere il busto a valle. L’obiettivo è saper individuare e visualizzare sul terreno la zona di fine curva e questa deve diventare la nostra “zona obiettivo”. Se abbandonando una traiettoria so che curva voglio andare a fare e so via via perfezionare la mira verso la zona dove questa curva finirà, potrò:
1) uscire dalla curva precedente con la giusta gradualità anzichè con un movimento dal tempismo indefinito;
2) durante la fase di cambio e ingresso in curva potrò definire sempre meglio la direzione da dare all’azione predisponendomi nel modo migliore alla fase di attacco e sviluppo;
3) potrò attaccare la curva attuando un crescendo d’azione con un’idea molto chiara dello sviluppo di intensità e dei tempi di risoluzione;
4) individuare con anticipo gli spazi della curva seguente e far sfociare l’azione spontaneamente verso un’uscita in proiezione e centralità, durante la quale potrò individuare con facilità ed in relax la nuova “zona obiettivo”, per un successivo potente attacco alla nuova curva.

Foto 3 Foto 4 Foto 5

Foto 3-5: Sguardo Laser
Bella sequenza che dimostra come lo sguardo verso l’obiettivo sia una costante, come un raggio che segna la direzione e suggerisce la potenza ed il tempo dell’azione.

Il fatto che nello sci vi sia il campo libero, senza punti di riferimento, rende difficile l’individuazione della “zona obiettivo”, perchè lo sciatore si trova davanti una infinita possibilità di scelta di percorso. Quindi non sceglie o sceglie a metà e non sente l’esigenza di una scelta precisa perchè in ogni caso, più o meno giù a valle ci arriva, con gusto e piacere. Per progredire tecnicamente e andare verso un’impronta più sportiva è invece fondamentale visualizzare, decidere, attuare.

E’ importante allora cominciare a darsi un’idea di ritmo, di cadenza, imparare ad immaginare il susseguirsi di esaltanti inclinazioni a destra e sinistra in velocità, con prese di spigoli forti e sicure. Applicando il ritmo sia mentalmente che nella pratica a curve di ampiezza media impareremo a indirizzare lo sguardo al momento giusto in direzione della “zona obiettivo” e a visualizzare in anticipo gli spazi per la curva successiva. Il ritmo ci guiderà nell’indirizzare l’azione e nel darle un tempo, uno sviluppo. Una volta presa dimestichezza con il tempo e la gestione degli spazi (vanno di pari passo) potremo ricominciare a preoccuparci dell’aspetto puramente tecnico per affinare alcuni aspetti ancora incerti.

Foto 6 Foto 7

Foto 6 e 7: Virtù e Peccato
Abbiamo ripreso la foto dello sciatore in tuta nera dal numero scorso per evidenziare ancora una volta la differenza tra un’azione innaturale, troppo preoccupata dello spostamento del bacino e del busto a valle ed una piu’ sciolta ed efficace diretta dallo sguardo verso il giusto obiettivo.

Il consiglio è di ricominciare dai piedi e dalla capacità di dare continuo incremento all’inclinazione ed all’intensità al taglio, sia delicatamente in fase di ingresso curva che con progressiva potenza in fase di attacco e sviluppo del secondo terzo di curva (da un po’ prima della massima pendenza a un po’ dopo la stessa). In conclusione, concentriamoci su 3 elementi da mettere insieme: 1) cercare in anticipo e appena possibile con lo sguardo la “zona obiettivo” di fine curva; 2) prendere inclinazione con il tronco in blocco, guidato dallo sguardo verso la zona obiettivo; 3) “sentire” i piedi che continuano a sviluppare inclinazione e intensità al taglio mentre diamo potenza crescente alla nostra azione verso la zona di uscita curva.

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