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Giù di Brutto

GIU’ DI BRUTTO

Dirsi di stare in avanti non basta! E’ un pensiero che induce spesso a posizioni statiche senza eliminare gli arretramenti. Bisogna andare decisi giu’ “nella” pendenza su una linea parallela al terreno per entrare e sviluppare la curva con determinazione e facile padronanza.

Per quanto ci si dica di stare in avanti c’è sempre la tendenza a “tirare indietro”. Per quanto ci si dica di non distendere, di non verticalizzare nella fase di cambio c’è sempre tendenza a “tirarsi su” e ad “aprirsi” troppo in ingresso curva.

Bisogna distendere? Non bisogna distendere? Si? No?
Quanto inutile terrorismo è stato fatto su questo argomento e quanto tempo è stato perso! E’ un falso problema. Come è un falso problema lo stare in avanti. O, meglio, non è di lì che bisogna partire. Bisogna semplicemente andare in giù, “nella” pendenza! Ed il problema del distendere si o no e dello stare avanti vengono risolti in un solo colpo. E’ un problema di direzione dell’azione, di consapevolezza e percezione del percorso che facciamo fare a quel grande e pesante sacco che è il blocco bacino-tronco-testa-spalle…

E questo grande sacco di 40-50 chili dobbiamo buttarlo giu’ nella discesa molto di più di quanto non ci sembri di fare già. Gli indicatori sono le spalle (che di solito tendono ad arretrare) e le ginocchia (che di solito non cercano la discesa e l’uscita curva inibite da eccessivi movimenti del bacino): se impariamo a sentirle e a farle andare in giu’ “nella” discesa, contemporaneamente e con la stessa pendenza di “quel” terreno, siamo a cavallo. Questa è la percezione da capire e da cercare affinché la grande massa possa andare giu’ verso il basso, molto più di quanto non verrebbe spontaneo fare, più di quanto non si riesca ad immaginare.

Foto 1 Foto 2 Foto 3 Foto 4

Foto 1,2,3 e 4: Giù … ma tanto!
Visualizziamo bene il piano inclinato della pista, ed immaginiamo le spalle, le ginocchia ed il tutto il corpo muoversi compatto su piani paralleli a quello del terreno. e giu’…decisi! Con un’unica azione nella giusta direzione risolviamo i problemi di arretramento o di troppo alleggerimento in ingresso curva impostando un vincolo sicuro ed una attiva presenza sugli sci.

Aggiungiamo il sentire anche il bacino bello solido che va in giù in blocco, insieme a spalle e ginocchia e questo darà ancora più energia e compattezza alla nostra azione. Lo scopo è proprio lo spostamento di tutta la massa su un piano parallelo alla pendenza del terreno.

Questo parallelismo dobbiamo imparare a visualizzarlo.

Abbiamo davanti a noi il piano inclinato della pista, dobbiamo imparare ad immaginare le spalle, le ginocchia ed il tutto muoversi compatto su piani paralleli a quello del terreno. L’idea di questa direzione dell’azione deve nascere in anticipo, durante lo sviluppo della curva precedente, per potersi concretizzare nella fase di svincolo-inversione-nuovo vincolo. La fase di svincolo da una curva deve partire in quella direzione (giù di brutto!) e non deve esserci un “vuoto” di azione, non deve esserci l’accettazione di una sorta di alleggerimento e di attesa delle nuove forze.

Foto 5: Inversione Attiva.
Nella fase di svincolo e qui in piena inversione è importante che il corpo continui ad andare giù in pendenza quanto la discesa e che i piedi siano muscolarmente tirati e pronti evitando il vuoto di azione nella fase di svincolo dalla vecchia curva e di ri-vincolo nella nuova.

Questo significherebbe un eccessivo alzarsi, un probabile, anche solo leggero arretramento, un ritardo nel creare sponda e vincolo. Il corpo deve andare giù sganciandosi compatto dalla vecchia curva e con la volontà di rimanere tutto compatto nel prendere pendenza nella nuova curva. I piedi, “tirati e pronti” devono volere il nuovo vincolo prima ancora di abbandonare il vecchio. Sembra una contraddizione, ma è solo una questione di anticipo motorio che ci farà eseguire lo svincolo con i piedi “pesanti e presenti” e con l’idea di cambiare inclinazione e ri-vincolare i nuovi spigoli senza lasciare vuoti di azione.

Foto 6 Foto 7

Foto 6-7: Tra i Pali.
A maggior ragione tra i pali di un gigante la direzione dell’azione di cambio deve puntare verso il basso per rimanere “sullo sci” ed ottenere deformazione nella prima parte di curva.

Ci vogliono determinazione e coraggio per andare “giù di brutto!”, ma saremo di certo ben ripagati. Il risultato sarà un ingresso in curva che ci darà subito sicurezza ed una bella sensazione di vincolo sicuro, di attiva presenza sugli sci, con un’ inclinazione proporzionata alle esigenze, con il corpo corto ed una notevole riserva di potenza da esprimere in curva. Presa di spigolo e deformazione immediata, ampie possibilità di sviluppo della curva a proprio piacimento.

Avete a disposizione una rampa di scale? In casa, in condominio, sul posto di lavoro? Preparatevi ad un esercizio che vi aprirà nuovi orizzonti! Avete presente il soffitto di una scala? Ha la stessa pendenza della scala. Immaginate di dover scendere la scala e che il soffitto della vostra scala sia alto quanto voi in posizione di leggero piegamento. Tanto scendono i piedi, tanto deve scendere la testa. Il problema distensione si-distensione no, non si pone proprio …siete d’accordo?

Provate ora a scendere la scala un gradino con i piedi girati a destra e un gradino con i piedi girati a sinistra vi renderete conto di come la testa debba scendere mentre cambiate direzione con i piedi … Distensione si? Distensione no? Braccia avanti? Falsi problemi… a voi di trarre le prime conclusioni… La vostra scala ha due corrimano? Fantastico! Appoggiate le mani ai corrimano. Piede sinistro su un gradino e piede destro sul gradino più alto, entrambi girati verso destra e solidamente inclinati come gli sci di spigolo per una curva verso destra.

Attenzione! Concentratevi bene! Ora con il piede destro scendete andando con un solo passo ad appoggiarlo tre gradini più sotto girato verso sinistra e disposto solidamente di spigolo come in una curva verso sinistra. Il piede sinistro (interno alla curva) lo andrete a disporre un gradino più su, anch’esso di spigolo e appoggiato leggero. Dopo una iniziale incertezza dovuta al capire come girare ed appoggiare i piedi potrete ripetere l’esercizio e concentrarvi sulle mani e sulle spalle. Le mani scorreranno sui due corrimano (il busto è naturalmente girato verso il fondo della scala) e le spalle seguiranno lo scorrere delle mani, con la stessa velocità di avanzamento e dovendo andare “giu” nella discesa! Vi renderete conto di quanto le spalle (quindi il tronco) debbano andare verso il basso e vi renderete conto di quanto poco lo facciate quando siete sugli sci. Ora non vi resta che andare in pista ed applicare il tutto…

Buon divertimento!

2 commenti su “Giù di Brutto”

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