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Ma Bisogna Arretrare?

… Ma BISOGNA ARRETRARE?

È proprio vero che la prima cosa da fare per sciare in neve fresca è spostare tutto il peso e il baricentro corporeo sulle code degli sci? Proviamo a ragionare su un mito (o
luogo comune?) da sfatare.

Le sensazioni che si possono provare in una bella discesa in neve fresca sono qualcosa di esaltante, «da urlo», come ben sanno quegli sciatori che amano il fuoripista e che non esitano a sfruttare tutti quei tratti che uscendo dal battuto consentono di provare anche per pochi secondi a galleggiare con meravigliosa leggerezza. In molti casi però (e non per colpa della neve), sciare in fresca può rivelarsi come una sfida impari, una battaglia che ci impegna centimetro per centimetro, condotta con sforzi disumani e sensazioni tutt’altro che paradisiache.

Come fare quindi per trasformare questa battaglia sciatore-neve in una simbiosi perfetta fatta di armonia, gioia ed eleganza?

Per la stragrande maggioranza degli sciatori il tema dello sci fuoripista è da sempre condizionato da antichi «credo» tecnici o peggio, avvolto dal mistero come se fosse una pratica riservata agli «Dei dell’Olimpo », qualcosa di irraggiungibile e temibile. Con queste premesse è facile arrendersi alle prime difficoltà e tradurre la prima incerta esperienza in un rifiuto «a vita» del minimo tratto sciabile che non sia un biliardo. Noi siamo convinti che per avvicinarci con più serenità e successo allo sci in neve fresca sia opportuno andare oltre i tre luoghi comuni che da decenni occupano la scena. Questi tre luoghi comuni si manifestano in altrettante domande classiche spesso seguite da altrettante fumose risposte con le quali si ritiene di poter esaurire l’argomento. In effetti è un cavarsela a buon mercato, senza centrare l’obiettivo. Vorremmo provare qui di seguito a rispondere brevemente alle tre questioni, superando questo muro di pseudo-banalità/ pseudo-verità che impedisce di vedere oltre e di concentrarci su alcune indicazioni che riteniamo più importanti.

Foto 1 Foto 2

Foto 1: Dimostrazione di un eccessivo arretramento che oltre ad impedire una sciata fluida stanca enormemente nello spazio di poche curve.
Foto 2: Arretrare le spalle e le braccia nella fase di inizio curva contrae lo sciatore limitando la fluidità del movimento laterale, impedisce allo sci di galleggiare in tutta la sua lunghezza e di essere indirizzato correttamente.

Prima domanda classica: per sciare in neve fresca (o in generale fuoripista) «si deve stare arretrati?»
La nostra risposta è NO! In sintesi, stare alti e centrali ed evitare di dare pressione eccessiva all’avampiede può essere un’indicazione sufficiente per garantire il giusto assetto di tutto il corpo e favorire il galleggiamento. La tendenza istintiva è già di per sé quella di arretrare (anche in pista), perchè aggiungere la volontà di arretrare ancora, con il sedere sulle code ed i quadricipiti che fumano dopo le prime tre curve? La volontà deve essere invece quella di stare centrali, partendo dall’idea di mantenere le gambe belle lunghe pronte ad eventuali ampi assorbimenti, alti di bacino e attenti ad evitare arretramenti eccessivi delle spalle che provocherebbero delle vere e proprie sedute.

Seconda e terza domanda classica: «si devono tenere gli sci uniti?», «bisogna stare con il peso sui due sci?».
La risposta è: non distanziamoli troppo e non differenziamo troppo i carichi, ma non preoccupiamocene eccessivamente. Stop. Se però ci fermassimo a queste indicazioni non avremmo detto un granché. Quindi anche voi non fermatevi qui! Proviamo invece a pensare, ad esempio, all’importanza del ritmo: saper ritmare e coordinare la nostra azione in funzione del ritmo che abbiamo in testa è fondamentale. È importantissimo provare in pista tutti i tipi di ritmo perchè questi ci permettono di imparare a gestire la durata e l’intensità dei movimenti e dei carichi, migliorando alla grande la coordinazione la sensibilità ed il controllo. Vale la pena ripeterlo: imparare a gestire la durata e l’intensità dei movimenti e dei carichi, migliorando la coordinazione, la sensibilità ed il controllo.

Foto 3 Foto 4 Foto 5

Foto 3: Piedi «leggeri», arti inferiori rilassati, busto «presente» e non arretrato, braccia in assetto per un inizio curva con un buon galleggiamento e buon equilibrio. Marcata angolazione e bastoncino in oscillazione (sciatore in secondo piano) per una chiusura curva fluida e ben coordinata.
Foto 4: Approccio alla fase di chiusura curva, in relax e senza fretta di chiudere.
Foto 5: Anche di fronte a passaggi impegnativi e cambi repentini di pendenza bisogna evitare di irrigidirsi e di arretrare e mantenere un buon assetto di busto e braccia.

Proveremo serpentine, serpentine a raggio corto, curve di media ampiezza, curve ampie, più volte riportando gli stessi ritmi su pendenze diverse e anche a velocità diverse, per dare le giuste risposte motorie ai diversi livelli di sollecitazione prodotti dalla velocità e dalla pendenza. In questo modo avremo sviluppato la capacità di gestire i nostri muscoli, i movimenti e gli spigoli in una molteplicità di situazioni, avendo ogni volta come riferimento il ritmo prefissato. Affineremo la coordinazione generale e quella specifica dell’oscillazione del bastoncino che dovrà essere pronto al termine di ogni curva; anche fuoripista il bastoncino sarà un elemento irrinunciabile, senza il quale non potremo pretendere di mantenere a lungo il ritmo, l’equilibrio ottimale e la fluidità d’azione.

Pensiamo ora allo spostamento laterale del corpo, sia in ingresso curva che in fase di chiusura: è l’altro elemento fondamentale. Un atteggiamento generale di difesa ed un assetto troppo arretrato nella prima parte di curva provocano una notevole contrazione a livello dei quadricipiti, non ci permettono di sviluppare la nuova angolazione in scioltezza e non danno il tempo agli sci di riemergere dalla neve per galleggiare ed essere indirizzati agevolmente. Con un po’di coraggio e buona determinazione non esitiamo quindi a proiettarci lateralmente e in avanti verso il vuoto, senza mai lasciar indietro le spalle e le mani; teniamo piuttosto lunga questa fase di inizio curva senza voler tornare troppo in fretta a chiudere, in modo che il corpo assuma docilmente e senza sforzo una buona angolazione.

Raggiungeremo così la massima pendenza rilassati, in galleggiamento, con le gambe piuttosto distese e con un buon grado di inclinazione laterale del corpo che ci permetterà di trovare in chiusura curva un buon equilibrio ed un buon appoggio, morbido, gradualmente più consistente, senza brusche variazioni. Una scarsa angolazione ci porterebbe a sterzare e a caricare più verticalmente il manto nevoso sprofondando di più, con il rischio di subirne maggiormente le discontinuità e di essere sbalzati fuori. Un’angolazione accentuata è quindi la garanzia di un equilibrio più sicuro, di un galleggiamento migliore, di una più agevole gestione della fase di chiusura curva.

Foto 6 Foto 7 Foto 8 Foto 9

Foto 6: L’ingresso in curva ad elevata velocità dopo aver assorbito l’uscita dalla curva precedente. Relax, centralità, inizio di angolazione e bastoncino destro già in fase di oscillazione per preparare l’appoggio successivo.
Foto 7: La fase di cambio in ottima centralità abbinata all’appoggio del bastoncino.
Foto 8: Una bell’inizio curva in volo: da notare la proiezione verso il vuoto, la centralità e la perfetta coordinazione dell’appoggio del bastone.
Foto 9: Una buona angolazione consente di gestire al meglio i carichi, di contrastare più agevolmente le eventuali discontinuità di reazione del terreno. Anche questa foto mostra l’importanza di una buona coordinazione del bastoncino e di un assetto generale non arretrato.

Su queste basi sarà più facile modulare i carichi, in parte opponendo resistenza alla dolce reazione del terreno ed in parte eseguendo una sorta di assorbimento che consentirà allo sci di chiudere la curva continuando a scorrere fluido e di riemergere in superficie pronto per un’agevole inversione di direzione. Durante la fase di chiusura curva è molto fine il rapporto tra la distribuzione dei carichi sui due terzi posteriori dei piedi, il dosaggio della rapidità di assorbimento e l’assetto delle spalle che dovranno essere più avanzate di quanto non si sia portati a pensare, pronte ad uscire dalla curva con una prolungata proiezione laterale e avanti.

Queste le principali indicazioni che ci sentiamo di proporvi e che potremmo sintetizzare nei seguenti punti: avere una chiara idea del ritmo, non esitare nel proiettarsi verso il vuoto ed in massimo relax dare tempo allo sci di raggiungere in galleggiamento la massima pendenza, assumere in scioltezza un’angolazione anche molto pronunciata, chiudere la curva gestendo resistenza e assorbimento e coordinando l’oscillazione del bastoncino. Provare e riprovare per qualche discesa, perchè familiarizzare con le nevi non battute è essenziale. Togliersi dalla testa che arretrare il peso sia la soluzione per andare in neve fresca. Sciare! …E urlare!

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