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Facile Inizio

FACILE INIZIO

Le forze cui ci opponiamo in curva giocano a nostro favore per un facile ingresso nella curva successiva. Impariamo a sfruttarle e ci sorprenderemo di quanto diventi naturale la fase di cambio per una prima metà di curva in perfetta sintonia col pendio.

Lo si vede negli atleti e lo si può sperimentare a tutti i livelli, quindi… diamoci da fare!

Sfruttare l’energia che abbiamo in curva per iniziare la curva successiva è la cosa più logica del mondo. La nostra sciata acquisterà molto in naturalezza ed efficienza e risparmieremo molte energie, allonanando la fatica. Vedrete che goduria uscire da ogni curva con una facilità, una gradualità e morbidezza tali da far apparire l’alternarsi di cambi di inclinazione come il gesto più naturale del mondo!

Che piacere e che senso di sicurezza entrare in curva in perfetta centralità, in sintonia con la pendenza e con gli sci che sembra facciano tutto da soli. Quando poi ci si troverà in neve fresca e ci si sentirà “volare” da una curva all’altra, sempre a tempo, ritmando sequenze di curve con una leggerezza inimmaginabile… allora sarà l’apoteosi! Ma di cosa stiamo parlando? Vogliamo parlarvi di quanto può essere facile entrare in curva e risolverne la prima metà senza tensioni, senza arretramenti, senza irrigidirsi e “tribolare” per chiudere quella curva. Ce lo chiedono in molti, soprattutto in riferimento alle situazioni di piste molto rovinate, spesso da percorrere a fine giornata quando le energie sono quasi esaurite, oppure in riferimento al fuoripista.

L’esempio del fuoripista è il più lampante: ci si immette in curva e si è subito arretrati, gli sci sembrano “imbrigliati”, subentrano ansia e paura, cosce rigide e arrivati a fatica e arretratissimi a metà curva, chiuderla sembra un’impresa impossibile, sforzi immani per poco risultato. Dov’è il problema? E’ che non si sono sapute sfruttare le forze naturali per evitarci fatiche e paure inutili. Partiamo da una semplice constatazione: quando siamo in diagonale, con gli sci sugli spigoli e trasversali rispetto al pendio, se decidiamo di scendere giù dritti spontaneamente molliamo gli spigoli lasciandoci andare verso la discesa e in un attimo gli sci sono sulla massima pendenza. Facile e naturale. Se partiamo dalla stessa diagonale e decidiamo di fare una curva vengono fuori movimenti spesso forzati per far girare gli sci; arretramento, preoccupazione di quale posizione assumere, di come tenere le braccia, ecc.

Mentre gli sci vanno verso la pendenza troppi pensieri…troppa preoccupazione di non riuscire a girare, troppa ansia e troppa fretta di vedere quegli sci chiudere la curva… Questo vale per il principiante sulla pista battuta ma vale anche per lo sciatore più esperto, soprattutto in neve fresca. La prima metà di curva diventa piena di problemi e di sforzi inutili…

Foto 1 Foto 2

Foto 1 e 2: Mentre i piedi vanno a chiudere la curva lasciamo fuggire le spalle verso la discesa come a volergli far scavalcare i piedi senza perdere la loro velocita’ e prepariamoci da subito a rifarlo nella nuova curva. Ci accorgeremo di saper risolvere in un attimo l’ingresso e la prima meta di ogni nuova curva. In totale relax, eliminando quelle tensioni che danno equilibrio precario e spesso grandi difficoltà a sciare in fresca.

Rilassiamoci all’idea che mollando gli spigoli e lasciandoci andare, sarà la forza di gravità a portarci sicuramente fino alla massima pendenza, quindi convinciamoci che a metà curva (fino sulla linea di massima pendenza) ci possiamo arrivare senza sforzo. Eliminati i pensieri ed i movimenti forzati ed inutili, una sola accortezza: mentre gli sci si avviano verso la massima pendenza sentire che il corpo cerca di avanzare per mantenersi perpendicolare alla pendenza che aumenta man mano. Andando verso la massima pendenza con il corpo perpendicolare al pendio diventerà tanto più facile governare gli sci per la chiusura curva.

Abbiamo toccato il tema della “centralità” uno dei quattro fondamentali tecnici.

Quando si è in una successione di curve ad una certa velocità e questa velocità si aggiunge alla forza di gravità, raggiungere la massima pendenza diventa ancora più rapido e immediato. Ma il problema della centralità (della perpendicolarità al pendio in ingresso curva e nel prosieguo) diventa ancora più importante. Spesso si chiude bene una curva, condotta con una perfetta presa di spigolo, ma nel cambio si tende ad arretrare. E’ il problema di tutti.

E più si va forte o più il terreno è difficile e più questo diventa il problema. Come risolverlo?

Dobbiamo imparare a percepire nello stesso tempo il percorso dei piedi e quello delle spalle, visualizzarli entrambi durante la curva. I piedi che sviluppano inclinazione e presa di spigolo durante la curva e che fanno il “giro largo” con l’esterno che corre veloce, la gamba esterna solida; il tronco (e le spalle) che nella presa di inclinazione va a passare su una linea più interna alla curva descritta dai piedi. Notare e percepire bene poi i piedi che nella seconda parte di curva tornano sotto al tronco, non ché il tronco (e le spalle) che nella sconda parte di curva torna ad incrociare la traiettoria dei piedi scavalcandoli per andare all’interno della curva successiva. E’ importante imparare a percepire e visualizzare i percorsi dei piedi e delle spalle e a tenerli sotto controllo entrambi. Proviamo ora nella fase di massima inclinazione a sentire il piede esterno e la gamba esterna forti , monitorando in continuo questa forza che cresce durante lo sviluppo della curva; monitoriamo anche la traiettoria delle spalle che con l’inclinazione di tutto il corpo cercano di ottimizzare l’equilibrio durante la curva e con la volontà di uscire da quella curva e con la migliore scelta di tempo (come quando in auto capiamo che è ora di allentare il volante per raddrizzare), lasciamo che le spalle comincino a cercare l’uscita dalla curva, verso lo scavalcare i piedi, sporgendosi lateralmente e anticipando l’avanzamento per la ricerca di perpendicolarità al terreno nell’ingresso della nuova curva.

Foto 3 Foto 4 Foto 5
Foto 6 Foto 7 Foto 8

Foto 3-8: Il tempismo e l’intensità nello sviluppo della curva sono determinati dall’idea del come e quando voler uscire dalla stessa. L’azione “a taglio” dei piedi insieme all’avanzare ed al graduale sporgersi lateralmente delle spalle rispetto all’inclinazione assunta inducono e regolano la fase di raddrizzamento-ribaltamento. I piedi gestiscono spigolo e carichi in chiusura curva, sentono la presenza sul terrno nell’inversione e cercano l’efficacia dei nuovi spigoli in ingresso curva. Le spalle continuano a cercare la pendenza assicurando la centralità necessaria allo sciatore per il corretto attacco e sviluppo della curva.

Per imparare è utile partire da sequenze di curve strette e a bassa velocità ravvicinate e ritmate: mentre andiamo a dare forza allo sci esterno pensare a lasciar già partire le spalle verso la curva successiva, mantenendole su una traiettoria fluida e senza sbalzi, senza innalzamenti, abbassamenti, rotazioni… una massa trasportata che deve andare fluida verso la discesa. Ogni volta che il piede esterno va a far presa la massa del tronco deve preoccuparsi solo di andare a scavalcarlo, ma pensarci prima ancora che il piede faccia presa.

L’idea deve essere quella che mentre il piede sviluppa tenuta il tronco deve cercare l’uscita. Aumentiamo piano piano la velocità, l’intensità della presa di spigolo, ma manteniamo intatta la percezione dei piedi forti e che gestiscono la curva mentre il tronco e le spalle cercano l’uscita volendo andare a scavalcare i piedi con un angolo più o meno marcato a seconda che si tratti di curve strette o più lunghe. Ripetendo ritmicamente questa azione otterremo ingressi in curva sempre in proiezione e centralità. In neve fresca potremo provare tante volte una sola curva “mollandoci” dalla diagonale giù dritti per qualche metro fino alla massima pendenza per poi chiudere agevolmente la curva.

Presa confidenza con questo esercizio noteremo che alla chiusura della curva ci sentiremo in grado di iniziarne un’altra “mollando” gli spigoli e lasciando il corpo in relax andare verso la pendenza. Per poi chudere la curva con i piedi che governano la direzione e con le spalle che vanno a scavalcarli, volando leggeri verso la chiusura della curva successiva dove le spalle andranno nuovamente a scavalcere i piedi. Senza mai rimanere statici sulla chiusura curva, me rilanciando sempre: mentre i piedi sviluppano la curva le spalle vanno a cercare l’incrocio coi piedi: più rapidamente per le curve strette, più gradualmente per le curve ampie.

Da applicare su tutti i terreni e a tutte le velocità.

Metà fatica e sensazioni forti!

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