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Ricette Miracolose?

RICETTE MIRACOLOSE?

Neve fresca, ghiaccio, pappa, pendenze diverse, sci più o meno larghi… le regole base della tecnica sono sempre quelle e la ricetta migliore è di conoscerle a fondo perchè senza di esse a poco valgono i consigli specifici per le varie situazioni.

L’ideale sarebbe familiarizzare sempre di più con i fondamentali alternando gli esercizi all’applicazione degli stessi concetti su tutti i terreni. Si crescerebbe bene. Ma così non è. Si finisce per cercare un rapido illusorio progresso su terreni facili (per poi avvilirsi al primo contatto con neve un po’ smossa), o per fare l’errore di eccedere in tecnicismo, oppure ancora di rifugiarsi (ed appassionarsi) nella ricerca spasmodica degli attrezzi ideali. Oggi per fare dieci curve in neve fresca a bordo pista si è portati a pensare che non sia possibile se «non c’ho gli allmountain» o «non c’ho la tecnica».

Ma siccome i nostri nonni sciavano e si divertivano in fresca, e sciavano bene… c’è qualcosa che non va, forse alla base.

Ci sono tanti modi e tanti punti di approccio diversi per diventare sempre più padroni dei fondamentali. Tutti input per sperimentare e fissare tante sensazioni intorno a pochi e importanti temi di riferimento. Esperienze che diventano altrettanti strumenti utili alla migliore comprensione, espressione e adattabilità del gesto. L’unica ricetta miracolosa è questa: non dobbiamo mai pensare di aver capito fino in fondo ed in modo definitivo le basi della tecnica (ricordate «metti la cera-togli la cera?»). Bisogna essere certi della necessità di capirle sempre meglio, con la mente e con il corpo, anche se siamo sciatori di ottimo livello, perché è necessario rielaborare i fondamentali ogni volta che facciamo un passo in avanti, riaggiornandoli con percezioni-sensazioni-azioni di volta in volta più evolute.

Foto 1 Foto 2

Foto 1: Immaginiamo un corridoio da sfruttare in tutta la sua larghezza – imparare a visualizzare gli spazi e saperli mettere in relazione con la velocità di avanzamento è la premessa indispensabile per una buona organizzazione del movimento.
Foto 2: La giusta direzione dello sguardo è fondamentale per valutare spazi e tempi, intuire le difficoltà della curva seguente, progettare l’azione ed organizzarla in anticipo. Non è nè più nè meno di ciò che si fa in auto, in moto, in bici, a piedi… ma che ci si dimentica di fare nello sci troppo concentrati ad imparare «la posizione».

Le basi tecniche sono come anelli di una catena: se ne rinforzi uno hai creato le premesse per una maggiore resistenza, ma uno alla volta devi andare a rinforzare anche gli altri; finito il giro ti accorgi di saperti esprimere a livelli superiori. Poi rinforzi nuovamente un anello e ricominci il giro a rinforzare gli altri, e avanti così. Tra gli appassionati «di lungo corso» non si può dire che ci sia la presunzione di sapere tutto, ma sono convinto che essendo abbastanza «bravini», se non «esperti», inconsciamente si parta dal presupposto che avendo già sentito molte spiegazioni e discorsi, quello che manca non sia tanto una più evoluta e profonda familiarità con i fondamentali tecnici, quanto il consiglio speciale per la situazione speciale: neve fresca, mossa, dura, gobbe, ripido ghiacciato, sci più stretto, sci più largo, ecc.

È vero che di fronte a situazioni diverse di neve e pendio, in pista e fuori sorgono tante domande e la voglia della dritta giusta ma, insisto: sapremo meglio adattarci a situazioni particolari quanto più sapremo utilizzare correttamente i comuni denominatori, i pilastri della nostra azione. Faccio qualche esempio, qualche nome un po’ a caso: capacità di programmare in anticipo l’azione, buona coordinazione, equilibri corretti e buoni tempismi esecutivi. Cose di base, niente di più. Applicate a cosa? Alla presa di inclinazione, alla ricerca di centralità dinamica, alla gestione delle rotazioni, alla gestione del vincolo e delle tensioni muscolari, ecc.

Si potrebbero elencare altri cinquanta punti altrettanto importanti, tutti interdipendenti e che non hanno nessuna relazione diretta con situazioni specifiche, bensì con le leggi della fisica di un corpo sviluppato in altezza che vuole scendere lungo un pendio cambiando ritmicamente direzione, una volta a sinistra e una volta a destra. Abbiamo parlato molto in questi anni del cosa fare, del perché e del come di questo o quel movimento, entrando anche nel profondo di certe sensazioni e cercando di descriverle per suggerire delle modalità esecutive.

Vogliamo concentrarci sull’importanza della visualizzazione degli spazi, del rapporto spazio-tempo e della gestione dei tempismi esecutivi, concentrandoci anche sulle direzioni dei movimenti in rapporto appunto a spazi, tempi e traiettorie. In modo semplice, intuitivo, pratico. È importante che ci concentriamo sulla visualizzazione degli spazi perché da come impariamo a capirli, misurarli, metterli in rapporto con la velocità e con il tipo di curve che vogliamo fare, con le prove ed errori della pratica, dipende la qualità della programmazione della nostra azione. Lo vediamo in auto, in moto, in bici, forse non ce ne rendiamo conto perché tutto è automatico, ma è immediato capire come l’impostazione di una curva in anticipo o in ritardo, un po’ più stretta o più a lasciar andare è possibile prima di tutto grazie alla visualizzazione degli spazi, alla messa in relazione di questi con la velocità di avanzamento e con l’intenzione di andare in una certa direzione.

Foto 3 Foto 4

Foto 3: Mentre lo sguardo anticipa ed organizza «il dopo» i piedi gesticono in tempo reale le necessità di presa affinando nell’esecuzione il precedente progetto d’azione regolando lo spigolo e chiamando il corpo all’equilibrio con le giuste tensioni muscolari.
Foto 4: Corridoio, spazi, tempi, adattamento alle piccole differenze tra noi ed i nostri compagni. La sciata coreografica in due, tre o più sciatori è divertente ed utilissima. Più il corridoio è largo e più aumenta la difficoltà a coordinarsi.

Sciare con la pista libera è come andare in auto su un piazzale enorme, in discesa, con libertà totale di scelta delle traiettorie. I più, senza regole, fanno curve appena accennate a destra e sinistra, così come vengono, a velocità superiori alle loro capacità di guida. Immaginando invece di avere tracciato in questo piazzale una strada rettilinea e di farci cullare dalle centrifughe a destra e sinistra, automaticamente prendiamo un ritmo da bordo a bordo, troviamo il giusto grado di chiusura delle curve ed una velocità ideale per quella strada, quella discesa, quell’auto.

Proviamo quindi in pista ad immaginarci uno spazio di una certa larghezza e a mantenerci in quel corridoio per tutta la discesa, andando a lambire perfettamente i bordi (di solito ci si tiene molto, troppo all’interno), proviamo a spingerci veramente da bordo a bordo e proviamo nello stesso corridoio, ad ogni discesa a chiudere via via di più le curve. Faremo passi da gigante nel dosaggio degli spigoli, nella bontà dell’equilibrio, dell’inclinazione laterale del corpo e delle tensioni muscolari, nell’esecuzione coi buoni tempismi e nella coordinazione del bastoncino, nell’eliminazione di movimenti inutili, nello spontaneo anticipo d’azione e nel perfezionamento della direzione dei movimenti. Tutte cose di base indispensabili in situazioni specifiche diverse, dove a fare la differenza saranno semplicemente un uso più delicato o più accentuato di spigoli e di tensioni muscolari uniti a diversi ritmi e cadenze secondo il tipo di curva desiderato.

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