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Inclinazione. Quanta e Come?

INCLINAZIONE QUANTA E COME?

La “piega” estrema è un po’ il sogno di tutti. E’ simbolo e modello estetico della generazione “carving”… ma senza badare agli eccessi … avete mai analizzato gli elementi che ci permettono di regolare finemente una piega “giusta” proporzionata alle esigenze?

Dell’inclinazione dello sciatore in piena azione se ne può parlare in mille modi: pensarla come qualcosa che si va ad impostare entrando in curva e a sviluppare progressivamente in base alla traiettoria desiderata, oppure pensarla come qualcosa che viene da sé come effetto del ribaltamento in fase di inversione, oppure ancora non pensarla del tutto e preoccuparsi solo, entrando
in curva, di volerne uscire “raddrizzando” e “tirando” gli spigoli fino a liberare il ribaltamento per l’ingresso nella curva successiva.

Rischieremmo di fare notte e di vociare pretendendo ognuno di definire il problema in modo univoco magari senza essersi messi d’accordo inizialmente sullo sciatore di cui stiamo parlando.

Possiamo fare le cose molto semplici guardando in faccia la realtà e dicendo che c’è chi ha più “feeling” con la gestione dell’equilibrio “in piega” e chi meno. Per natura e/o per esperienza. C’è chi ha molta confidenza grazie ad una esperienza ripetuta migliaia e migliaia di volte; c’è chi grazie anche ad un particolare talento personale, pensa molto di meno o non pensa affatto a prendere piega in curva e dà la cosa per scontata perché gli viene spontaneamente. Il talento e l’esperienza gli fanno capire istintivamente ed in anticipo ciò che dovrà fare di lì a poco… Il suo corpo sa che cosa fare e la sua mente può essere così impegnata nel voler venire via dalla curva prima possibile capendo già come affrontare la curva successiva. Chi invece è un po’ meno esperto e talentuoso e ha meno ore di guida all’attivo deve pensarci almeno un po’ e se non ci arriva con l’istinto deve per forza studiarci un po’ sopra. Sicuramente Valentino Rossi fa le cose un po’ più istintivamente di me che, volendo fare l’istintivo con lo scooterino, la scorsa estate sono scivolato via in curva proprio davanti ad una pattuglia dei carabinieri…

La domanda allora potrebbe essere: come fare noi sciatori, comuni mortali, per migliorare l’equilibrio in piega, per goderci al massimo le centrifughe con pieghe giuste, anche non esagerate, gestite con buona padronanza ed una certa disinvoltura?

Foto 1 Foto 2 Foto 3 Foto 4

Foto 1: Riparte anche il Tour Italia 2019-2020.
Foto 2: Esagerato! Dall’archivio Jam Session una foto “storica” con fantastica piega! Naturalezza assoluta, eleganza e plasticità. Non un minimo atteggiamento forzato,… e dà un’idea di facilità assoluta …
Foto 3 e 4: Azioni intense in campo libero con una forte inclinazione in chiusura di una curva veloce e molto arrotondata. Al passaggio della porta pronto a raddrizzare la traiettoria e a togliere inclinazione.

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Foto 5 e 6: Controllo fine dal pieno della curva le spalle cominciano a cercare l’uscita, mentre piedi-caviglie-ginocchia controllano ancora la presa di spigolo modulando per l’inizio della fase di svincolo.
Foto 7 e 8: Prove a secco in casa possiamo provare la sensazione di equilibrio con forte inclinazione e contrasto. Importantissima la gestione dei piedi: se tenuti piatti non ci può essere presa di spigolo e l’intera struttura cede, bisogna attivare l’inclinazione dei piedi sotto sforzo per sentire le caviglie forti nella tenuta laterale e per capire l’azione di controsterzo dei piedi rispetto al senso di curva.

Se direttamente sulla neve può essere un po’ difficile, a secco, in casa si può fare molto per acquisire confidenza con l’equilibrio ed il contrasto alle forze laterali. Può essere semplicemente appoggiandosi e spingendo con un fianco contro una parete (le spalle non vanno appoggiate ma lasciate libere di rivolgersi con la massima scioltezza verso la curva successiva, verso il centro della stanza). È sempre importante immaginarsi in azione sugli sci, ad esempio in una curva verso destra come nella foto 6, con i piedi inclinati a fare presa di spigolo ed una robusta linea di forza dal piede esterno (quello distante dalla parete) all’anca esterna e al contrasto di tutto il bacino contro il muro. Il piede interno (quello più vicino al muro) va tenuto molto inclinato, leggero e in direzione di controsterzo rispetto al senso della curva immaginata.

Andiamo a sperimentare la massima inclinazione possibile e continuiamo ad immaginarci in curva. Ricordiamo: piede esterno forte, spalle non appoggiate al muro e petto rivolto verso il centro della stanza, piede interno inclinatissimo, entrambi i piedi inclinati in presa di spigolo e in direzione di controsterzo rispetto alla curva. Stiamo prendendo confidenza con l’inclinazione generale del corpo contro un elemento di contrasto come sarà con le forze in curva. Stiamo ponendo attenzione all’inclinazione dei piedi ed alla loro direzione che non sia sovra-sterzante bensì contro-sterzante (in questo modo gli sci fletteranno determinando la curva e taglieranno correndo in avanti anziché essere piatti e sterzanti-grattanti). Per ottenere questo dai piedi notiamo il tipo di sforzo da fare per inclinare molto l’avampiede e notiamo anche il movimento laterale delle caviglie a cercare il pavimento con i malleoli interni alla curva. Prestiamo molta attenzione allo sforzo di contrasto “avampiede-caviglie-talloni” perché questo sforzo applicato all’interno degli scarponi provocherà una forte e positiva tensione muscolare in senso contro-rotatorio rispetto al senso della curva… e questo si tradurrà sugli sci in un fantastico effetto “presa-stabilità-taglio”.

Le caviglie hanno una concentrazione di sforzo veramente notevole, cerchiamo di esserne molto consapevoli, di percepire l’importanza di questo sforzo che sta alla base della solidità dell’insieme! Mentre i piedi inclinano e controsterzano e le caviglie e i talloni danno forza alla resa permettendo alle code di tagliare anziché derapare, potete notare un’altra cosa importante: la base delle tibie ruota nel senso di curva e di conseguenza le tibie intere sul loro asse longitudinale (caviglia-ginocchio).

Ebbene si: mentre i piedi controsterzano, le tibie sterzano; dalle tensioni che si creano tra queste due azioni opposte e dal compromesso tra le stesse si ottiene una fine regolazione dell’effetto vincolo e delle potenzialità di azione a taglio. Ricordiamoci: il tutto nasce dal contrasto di azione avampiede/caviglia-tibia, con possibilità di finissima regolazione.

Un’ulteriore importante fonte di ottimizzazione dell’inclinazione sono le ginocchia che abbassandosi lateralmente (anche quasi impercettibilmente) verso l’interno della curva possono correggere finemente l’inclinazione ed il contrasto piedi-caviglie-tibie, agendo altresì sull’ottimizzazione dell’equilibrio antero-posteriore.

Abbiamo così sperimentato tre aspetti dell’inclinazione dello sciatore in curva:
1) L’inclinazione generale per impostare all’ingrosso l’equilibrio contro le previste forze laterali;
2) il lavoro di forte e progressiva inclinazione dei piedi, di contrasto alle forze laterali, di controsterzo e contrasto alle rotazioni di caviglie e tibie (da cui deriva la regolazione fine delle tensioni muscolari che danno stabilità e taglio);
3) il possibile intervento di ottimizzazione delle ginocchia: all’inclinazione, all’equilibrio antero-posteriore e, aggiungerei, alla modulazione dei carichi nella fase di sviluppo della curva e di svincolo.

Prendere consapevolezza di questi aspetti e provarli e riprovarli a secco immedesimandosi con l’azione sulla neve può essere molto importante e costruttivo:
per chi deve ancora prendere confidenza con l’equilibrio in piega, come per chi ha già un buon livello ma vuole innalzare la soglia e passare al gradino successivo… Provare non fa male… può solo aiutarci a capire, sentire, automatizzare un modo giusto di stare in equilibrio… Se poi avessimo un materasso contro il muro contro il quale rimbalzare e ritirarci su, sarebbe il massimo perché potremmo simulare inclinazione-contrasto-ritorno.

Una situazione dinamica molto simile alla realtà in pista.

1 commento su “Inclinazione. Quanta e Come?”

  1. Gentilissimo Valerio, hai una capacità di comunicare accorgimenti tecnici di difficilissima percezione con un linguaggio di semplicissima comprensione .Grazie

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