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L’Estate del Riscatto

L’ESTATE DEL RISCATTO

Approfittiamo dei ghiacciai e dell’estate, la stagione ideale per apprendere meglio e di più.

Non c’è occasione migliore di una settimana di sci estivo per concentrarsi su un buon programma di approfondimento tecnico, garanzia assoluta di grandi soddisfazioni nel successivo inverno, quando sin dalle prime sciate si potranno godere i frutti di quel lavoro attento e meticoloso che solo in ghiacciaio si riesce ad attuare.

I comprensori non sono enormi e si è mentalmente predisposti a concentrarsi sulla ripetizione di importanti esercizi sulle piste riservate alle scuole, con skilift che permettono innumerevoli risalite; i maestri «estivi» sono tra i più esperti ed appassionati, quasi dei «missionari» della tecnica; la neve può essere anche meglio che in inverno. Prima o dopo la vacanza al mare perchè allora rinunciare a «mettere in cascina» un bagaglio tecnico da sfruttare da dicembre in poi?

È l’occasione per fare un po’ di ripasso e rimanere con la mente sulla neve in attesa di riprendere gli sci per un corso full immersion estivo, dai risultati garantiti. Facciamo quindi il punto su alcuni problemi tecnici classici, in modo che in riferimento alla propria sciata ognuno possa individuare quali carenze colmare. Concentriamoci sulle fasi salienti della curva, quelle in cui è importante attuare cambiamenti di sostanza.

Le foto di alcuni allievi «tipo» mostrano alcuni degli atteggiamenti errati che si riscontrano con maggiore frequenza nei momenti cruciali della curva: la fase di cambio/ingresso, quella di «attacco curva» a circa un terzo dell’arco da percorrere, la fase centrale, la «chiusura curva» in preparazione all’uscita.

Foto 1 Foto 2 Foto 3 Foto 4 Foto 5

Foto 1: Ingresso in Curva .
Un’estensione verticale provoca quasi inevitabilmente un arretramento nella fase di inizio curva e maggiori difficoltà a controllarne il prosieguo; una buona proiezione in avanti consentirebbe invece di ottenere una buona centralità dinamica.

Foto 2: Attacco e metà curva.
Un movimento di angolazione eseguito troppo in fretta e con un marcato abbassamento del bacino ad un terzo di curva provoca nella fase centrale la fuga dello sci esterno verso la tangente e la «sforbiciata» dello sci interno; ad un terzo di curva bisognerebbe incrementare l’angolazione mantenendo ancora la gamba esterna lunga, senza voler dare troppo carico allo sci.

Foto 3: Corretto ma Passivo.
Un assetto corretto è un buon punto di partenza, ma mantenerlo inalterato per tutta la curva senza incremento dell’angolazione porta ad una sciata passiva; una miglior nozione di tempismi e ciclicità, oltre che di quantità di movimento, sono le strade per dare cadenza e dinamicità all’azione.

Foto 4: Non Schiacciamo.
Buona l’intenzione di proiettarsi in avanti per l’uscita curva ma lo schiacciamento sulla caviglia esterna dovrebbe essere evitato tenendo il
piede più «sotto» per un appoggio più solido ed un’uscita più fluida senza «grattate» inutil.

Foto 5: Buona Chiusura.
Una giusta idea dei tempismi esecutivi e dell’intensità dell’azione contribuisce in modo determinante al buon amalgama dei vari elementi tecnici ed alla dinamicità generale dell’azione, come nella discesa di questo allievo.

Per l’immissione in curva la cosa più importante non è tanto eseguire una potente estensione verso l’alto quanto invece il saperla contenere; il movimento laterale per passare da un’angolazione a quella della curva successiva è di gran lunga il più importante perchè in una sciata a velocità piuttosto sostenuta ci permette di predisporre il corpo già dall’ingresso in curva a contrastare le forze che si svilupperanno appena dopo. A questo movimento laterale di inversione dell’angolazione è importante abbinare una proiezione in avanti (evitando l’eccessiva apertura dell’angolo busto-coscia) anziché quell’estensione verso l’alto; la proiezione in avanti ci consente di ottenere una buona centralità dinamica, mentre un’estensione verticale comporta quasi inevitabilmente un arretramento nella fase di inizio curva. Un’altro punto cruciale è quello che corrisponde alla fine del primo terzo di curva, cioè un po’ dopo l’inversione e un po’ prima del transito sulla massima pendenza. Qui lo spigolo deve incidere sensibilmente la neve; è l’inizio di un crescendo di intensità delle forze al quale bisogna rispondere incrementando in scioltezza l’angolazione generale, la presa di spigolo e lo sforzo muscolare, gestendo le tre cose insieme in termini di gradualità ed intensità.

L’errore più comune è di ricercare tutto d’un colpo un equilibrio definitivo e stabile schiacciandoci in un piegamento-angolazione che si riduce ad una posizione che impedisce uno sviluppo armonioso dell’angolazione e della modulazione dei carichi. Altro errore è quello di mantenere sì un buon equilibrio sullo spigolo ma senza incrementare l’angolazione. La fase centrale della curva nel primo caso è caratterizzata da una fuga dello sci esterno lungo la tangente e da una «sforbiciata » dello sci interno, con le gambe a «X»; nel secondo caso da una curva troppo ampia, che non si chiude e che non finisce mai. Nell’uno come nell’altro caso il problema sta nella gestione dell’equilibrio durante l’incremento dell’angolazione, possibile solo se si impara a lasciar cadere tutto il corpo verso l’interno ed a gradualizzare la compensazione laterale del busto mentre il bacino va verso il terreno, garantendoci un controllo continuo dell’equilibrio. Le tibie dovrebbero mantenersi parallele, con lo sci interno che incrementa anche lui l’angolo di incidenza e con una volontà generale di avanzare con il corpo verso l’uscita curva.

Per quanto riguarda la chiusura della curva (il passaggio ai due terzi dell’arco ed i metri successivi) il problema più ricorrente è quello dell’avanzamento dello sci interno alla curva e di uno schiacciamento sulla caviglia esterna, o comunque di una modifica di assetto dei piedi in vista della fase di inversione. In questa fase bisognerebbe sentire i due piedi «sotto», e preoccuparsi maggiormente di andare via dalla curva in proiezione verso la pendenza e verso la fase omologa della curva successiva anziché insistere a voler sentire lo sci che tiene ed eseguire poi un’estensione troppo verticalizzata.

Con questa breve carrellata speriamo di aver dato ancora qualche elemento di riflessione e di individuazione dei possibili problemi tecnici da risolvere. Grazie davvero e un grande abbraccio!

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