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Ottuso il giusto

OTTUSO IL GIUSTO

Il bacino è il tramite fra il tronco e gli arti inferiori e l’anca esterna alla curva è il cardine che permette di ottimizzare forze ed equilibrio. Il minimo innalzamento dell’anca interna è uno dei segreti di un’angolazione dolce, disinvolta, dinamica, tosta.

Ottuso cosa? Chi?…Tranquilli!

Ovviamente parliamo di angoli (superiori ai 90°) e vi chiediamo di concentrarvi sul bacino per provare un semplice esercizio che dovrebbe essere chiarificatore. In casa, in ufficio, dove volete. Senza sci ai piedi, proviamo a prendere equilibrio sul piede sinistro sollevando leggermente l’anca destra (senza avanzarla), percependo chiaramente la funzione di cerniera dell’anca sinistra, che si prende tutto il carico. Ripetiamo. Torniamo a sollevare l’anca destra e continuiamo a sollevarla lasciandoci contemporaneamente cadere lateralmente verso destra, dove qualcuno (amico) o qualcosa (es. una parete) sia lì a frenare la nostra caduta. L’asse che unisce le anche ha formato un angolo ottuso con l’asse anca sinistra-piede sinistro. Questa è la semplice ricetta per iniziare a capire il tipo di azione da sviluppare dall’inizio curva in poi affinché il movimento di angolazione possa evolvere in modo corretto ed efficace. Durante la caduta laterale manteniamo sempre il carico sul piede sinistro incrementandone la presa di spigolo. Il piede destro cerca anch’esso l’incremento dello spigolo, ma senza dare carico. Manteniamo le spalle vicine all’orizzontale. Ripetiamo poi la stessa cosa dalla parte opposta.

Fatica? Assolutamente zero!

Chi pensa che l’angolazione (inclinazione generale del corpo verso l’interno della curva) sia un movimento che richiede sforzi particolari per assumere una «posizione», sbaglia, non è così. L’angolazione è un movimento dolce, frutto della buona coordinazione nel tempo e nello spazio di diversi elementi, tutti facilmente comprensibili ed immaginabili: la fluida caduta laterale del corpo verso l’interno della curva, il leggero e continuo innalzamento dell’anca interna, l’azione combinata dei due piedi ad incrementare l’angolo di incidenza degli sci sul terreno, la continua prevalenza di carico sul piede esterno alla curva, le spalle in avanti che recuperano orizzontalità nella seconda parte di curva, ed «una linea di forza» piede esterno-spalla esterna che passa attraverso l’anca, quella esterna alla curva, ovviamente… Se avete letto queste righe dando ogni tanto un colpo d’occhio alla foto del dimostratore, forse sarete riusciti ad immaginarvi in azione, con buona fluidità e buon equilibrio.

Troppe cose? No…

Foto 1 Foto 2 Foto 3 Foto 4

Foto 1-4: Osserviamo come evolve l’assetto del bacino nel passaggio da una curva all’altra e come lo scorrimento dell’anca sinistra verso l’alto consenta poi
di impostare la nuova curva concentrando l’azione sul lato destro, che diventa portante. Fondamentale la scioltezza nel movimento del bacino, coordinata nel tempo e nello spazio con la diminuzione dell’angolazione in uscita curva e poi con l’incremento dell’inclinazione generale del corpo per la nuova angolazione, senza voler accentuare angoli, rotazioni o avanzamenti dell’anca interna; l’azione deve essere dolce, non forzata e pronta ad esprimere con decisa «compattezza» l’incremento di forza necessario da 1/3 di curva in poi. Importantissimo lasciar fuggire in avanti il tronco in fase di svincolo-cambio-approccio all’attacco curva.

Una volta capite una per una mica bisogna pensarle tutte insieme ad ogni curva, è sufficiente concentrarsi discesa per discesa su due di esse, a caso, e vedrete che le altre verranno di conseguenza.

È importante capire due cose:
1) che il movimento di angolazione e di relazione piede-bacino-busto per l’equilibrio sono azioni che TUTTI possono imparare a fare con il massimo relax, ogni forzatura nell’esecuzione deve insospettirci sulla bontà degli stessi;
2) lo sforzo crescente che ci è richiesto in curva non è lo sforzo per fare il movimento, ma semplicemente ciò che serve, ad assetto impostato, per gestire le forze in funzione della traiettoria programmata. In sintesi, un conto è predisporre con il corretto movimento l’assetto della struttura per sopportare certi carichi, un altro discorso è darle man mano la forza necessaria per gestire i carichi.

Il problema degli sciatori non è la mancanza di forza, ma il non sapersi muovere in modo tale da predisporre, mantenere, ottimizzare una struttura funzionale alla dinamica di curva. Se questa struttura è impostata bene è in grado di sopportare grandi carichi e di ottimizzare l’azione man mano; se invece è impostata male, scricchiolerà alle prime difficoltà e lo sciatore sarà costretto a ripiegare su traiettorie meno impegnative o soluzioni di fortuna. Il bacino è il nodo principale nella struttura dello sciatore. In tutte le foto ed interventi grafici abbiamo posto l’accento sull’angolo che l’asse anca-anca forma con l’asse piede esterno-anca esterna.


Foto 5: L’angolo ottuso sull’anca sinistra (formato dall’asse anca sx-anca dx con l’asse anca sx-piede sx) si riduce nella fase di diminuzione dell’angolazione fino ad annullarsi nel punto di cambio; di qui in poi diventa ottuso l’angolo sull’anca destra facilitando l’innesco dell’equilibrio sulla stessa anca e sul piede destro (esterno alla curva). E’ necessario acquisire la massima familiarità/fluidità in questa ciclica inversione di inclinazione tra l’asse anca-anca e gli assi degli arti inferiori; questo “minimo” movimento a livello di bacino non comporta nessuno sforzo specifico, predispone al migliore equilibrio in angolazione e lo perfeziona consentendo l’ottimale sfruttamento della propria forza durante lo sviluppo dell’angolazione in curva.

Come detto in apertura è un angolo ottuso, non eccessivamente, ma ottuso, e che va mantenuto tale durante la curva al crescere dei carichi, senza cedimenti. Ottuso anche per solo pochi gradi, ottenuti con l’anca interna che «tira a salire» rispetto all’esterna (non esageriamo in questo, ma non lasciamola mai scendere diminuendo l’ottusità dell’angolo), per dare stabilità generale e permettere al busto un graduale e calibrato movimento di compensazione laterale che aiuta a convogliare le forze sull’anca esterna. Questa sarà il punto di gestione dell’equilibrio e permetterà al lato del corpo esterno alla curva di collaborare in tutti i suoi comparti, creando una «linea di forza e di sensibilità» piede-spalla/spalla-piede che avrà il suo epicentro a livello- anca ed esprimerà la sua efficacia sullo spigolo.

Se riusciremo a sciare dando agli assi in questione l’angolo giustamente ottuso sarà importante mantenerlo in curva fino al momento di «mollare» quella curva per invertire l’angolazione generale.

Dolcemente e senza forzare, con le spalle ed il tronco che fuggono dalla vecchia traiettoria scivolando in avanti verso la nuova curva e l’angolo ottuso che sparisce da un’anca e si concretizza sull’altra. E una volta tanto ottuso non sarà un insulto, ma un risultato tecnico importante… ottuso il giusto!

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